Le norme igieniche penalizzano tutti

Pescatori obbligati a lavorare pesce, molluschi e crostacei in adeguati laboratori. Canestrelli e cagnoli non si possono più sgusciare e pulire a bordo

Problemi che si sommano a problemi per il mondo caorlotto della pesca.

Non bastavano due anni di pandemia a falcidiare l’economia peschereccia locale. Ora si mettono anche le norme igieniche, con prescrizioni assurde, che vanno ad alterare decenni di tradizione per quella che è una delle marinerie più antiche e rinomate dell’Adriatico e d’Italia.

In sostanza, ai sensi di una normativa in vigore già da qualche anno, i pescatori di canestrelli non potranno più sgusciare a bordo i saporiti molluschi – una delle specie più rinomate per Caorle – ma soltanto in un “laboratorio” di lavorazione igienicamente controllato. 

Cosa questa impossibile, dato che a bordo dei piccoli pescherecci non si può certo ricavare un locale da adibire a questa operazione.

AL MERCATO PER ORA SOLO CANESTRELLI IN GUSCIO E CAGNOLI INTEGRI

Pertanto, i pescatori potranno portare al mercato canestrelli ancora nel guscio, in sacchetti e con il foglietto della tracciabilità.

Non si troveranno perciò, almeno finché non cambierà la situazione – canestrelli rossi pronti per la prelibata frittura tanto richiesta nei ristoranti.

Si dice che sarà il Mercato Ittico Comunale a realizzare un locale in cui effettuare questa lavorazione, che però non può essere fatta dagli stessi pescatori, ma solo da personale autorizzato e supervisionato da un veterinario. E ciò aumenterà di parecchio i costi all’ingrosso, causando ulteriori perdite per i pescatori.

Lo stesso accade per la pesca al cagnol (squaloide palombo), che per tradizione veniva spellato e poi portato alla vendita in mercato. Anche in questo caso, la scuoiatura dovrà essere effettuata in locale igienicamente adibito e da personale autorizzato.

In generale, queste norme interessano qualsiasi tipo di pescato: pesci, molluschi e crostacei.

IL PROBLEMA MEDUSE IN ALTO ADRIATICO

Intanto, siamo in piena stagione della pesca alle seppie. Non se ne catturano molte, ed il prezzo all’ingrosso è quindi relativamente più alto che in passato.

Una delle cause, se non la principale, è dovuta all’eccessiva presenza di meduse (pòte) che sopraggiungono in Alto Adriatico per spiaggiare tra Venezia e Trieste.

Mentre ha fatto scalpore l’immagine apparsa sui giornali del lungomare di Trieste con l’acqua punteggiata di meduse rosa, non di meno al largo del Lido di Venezia i pescatori con le nasse si ritrovano con quintali di meduse impigliate nei “redóni”.

Per carità, le meduse sono animali la cui presenza testimonia la buona salute del nostro mare, ma per i pescatori costituiscono davvero un grosso problema.